Un’aspirina al giorno riduce la mortalità in pazienti con diabete 2 e scompenso cardiaco.

Per le persone che vivono sia con diabete di tipo 2 sia con insufficienza cardiaca, l’assunzione quotidiana di un’aspirina (acido acetilsalicilico, ASA) sembra ridurre il rischio di morte o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, secondo una ricerca che sarà presentata a Orlando (USA), durante 67a sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology (ACC.18).

L’anticipazione rivela, peraltro, che l’utilizzo dell’ASA può, paradossalmente, aumentare anche il rischio di infarto o ictus non fatale: una scoperta alquanto contraddittoria che ha ‘sorpreso’ i ricercatori. Questo studio è il primo a valutare l’ASA come misura preventiva per i pazienti che, come accennato, presentano sia il diabete sia l’insufficienza cardiaca.

L’ASA, per la sua azione anticoagulante, è fortemente raccomandata per i pazienti che hanno precedentemente avuto un infarto o un ictus, ma le linee guida non sono chiare per quanto riguarda il suo impiego come misura preventiva per i soggetti che hanno fattori di rischio cardiovascolare ma nessuna storia di infarto o ictus.

Precedenti studi condotti su persone che non hanno avuto questi tipi di eventi hanno mostrato prove contraddittorie circa i potenziali benefici dell’ASA nella popolazione generale. In pazienti con insufficienza cardiaca, alcuni studi suggeriscono che l’assunzione quotidiana di un’ASA possa persino essere dannosa.

Entrambe le condizioni (diabete di tipo 2 e insufficienza cardiaca) sono associate a un elevato rischio di eventi cardiaci, tra cui infarto e ictus. Questo studio ha il merito di gettare nuova luce sui potenziali rischi e benefici dell’ASA per le persone con presentano tale comorbilità.

Analisi retrospettiva condotta su cartelle cliniche britanniche del database THIN

«Siamo stati sorpresi nel vedere un aumento paradossale di infarti non fatali e di ictus non fatale, parallelamente alla diminuzione della mortalità» dichiarano gli autori, guidati da Charbel Abi Khalil, assistant professor di medicina presso il Weill Cornell Medicine-Qatar. «Questo rilievo potrebbe essere dovuto al fatto che i pazienti studiati vivevano più a lungo. Data la loro età media di 70 anni, forse erano predisposti a più eventi cardiaci».

Utilizzando un database del Regno Unito noto come ‘The Health Improvement Network’ (THIN), i ricercatori hanno estratto i dati sanitari di oltre 12 mila pazienti di età pari o superiore a 55 anni con diabete di tipo 2 e insufficienza cardiaca, ma senza precedenti di infarto, ictus, arteriopatia periferica o fibrillazione atriale. A circa la metà di questi soggetti era stata prescritta un’ASA ogni giorno e all’altra metà no.

I ricercatori hanno analizzato i risultati sanitari su una media di 5 anni di follow-up. Quale outcome primario composito, sono state monitorate la mortalità per tutte le cause e l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca. Come outcome secondari, invece, la mortalità per tutte le cause, l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, gli eventi emorragici maggiori, l’infarto o ictus non fatali sono stati monitorati separatamente.

Quanti assumevano un’ASA giornaliera mostravano una diminuzione del 10% dell’outcome primario, nessuna differenza in termini di eventi emorragici maggiori e un aumento del 50% di infarto o ictus non fatale.

Il lato inatteso dei risultati
L’ASA interferisce con la capacità del sangue di coagulare, riducendo l’attività delle piastrine, che si aggregano durante la formazione del coagulo, ricordano gli autori. Dal canto loro, l’insufficienza cardiaca e il diabete causano cambiamenti nel sangue che rendono più probabile la formazione di coaguli, motivo per cui queste condizioni sono associate a un rischio più elevato di infarti e ictus.

«Sia l’insufficienza cardiaca che il diabete sono associati a una maggiore attività di coagulazione del sangue» ribadiscono Abi Khalil e colleghi. «Poiché l’ASA diminuisce l’aggregazione piastrinica, si ritiene che l’ASA riduca la probabilità di formare coaguli di sangue nocivi come quelli responsabili di infarti e ictus». Anche per questo motivo, che stride con quanto emerso dalla ricerca, secondo il team di Abi Khalil i pazienti dovrebbero parlare con i loro medici per valutare i benefici e i rischi dell’ASA.

Il principale limite dello studio risiede nel fatto che si è basata su un’analisi retrospettiva di cartelle cliniche, piuttosto che sui dati di un trial clinico controllato randomizzato. Ulteriori studi potrebbero aiutare a confermare i risultati, chiarire ulteriormente i rischi e i benefici dell’uso dell’ASA in questa popolazione di pazienti e potenzialmente indirizzare linee guida specifiche per il trattamento di pazienti con diabete e insufficienza cardiaca compresenti.

Abi Khalil, primo autore dello studio, presenterà i risultati l’11 marzo alle 9:45, durante la sessione scientifica annuale dell’ACC, che si svolgerà dal 10 al 12 marzo a Orlando, dove si riuniranno cardiologi e specialisti cardiovascolari provenienti da tutto il mondo per condividere le più recenti scoperte in materia di trattamento e prevenzione.

Pharmastar.it

marzo 4, 2018

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